Il cloud computing: opportunità, flessibilità e rispetto per l’ambiente

La ricerca di una sempre maggiore efficienza energetica per le infrastrutture IT è un obiettivo perseguito da relativamente poco tempo. Storicamente, l’unica preoccupazione relativa all’alimentazione di un data center è stata la disponibilità in modo affidabile dell’energia, ma il progressivo aumento dei costi energetici e la sempre maggiore attenzione riguardo l’impatto ecologico delle infrastrutture IT, hanno cambiato questa mentalità.

I punti critici che influenzano l’efficienza energetica dei datacenter sono:

  • i consumi strutturali delle facility di power e cooling;
  • i consumi dell’infrastruttura fisica (server e networking);
  • il livello di utilizzo dei server;

I consumi delle facility possono essere ottimizzati attraverso l’applicazione di criteri di progettazione innovativi, che limitano i consumi elettrici per il raffreddamento. Ad esempio, il data center di Helsingin Energia ad Helsinki ricicla il calore estratto dai server producendo acqua calda per il riscaldamento delle abitazioni, mentre il datacenter Microsoft di Dublino riduce i consumi di energia ed acqua utilizzando l’aria esterna a bassa temperatura per alleggerire il lavoro dei gruppi di condizionamento.

I server di ultima generazione hanno un’efficienza energetica di gran lunga superiore rispetto a quelli di quattro o cinque anni fa. I produttori hanno fatto notevoli sforzi per ridurre i consumi senza penalizzare le prestazioni. In un datacenter possono coesistere decine di migliaia di macchine e mantenere i server aggiornati permette di ridurre drasticamente i consumi.

Infine, per mantenere le risorse dei server in continuo utilizzo, sono emerse due tecnologie: il grid computing e la virtualizzazione.
Il grid computing nasce come una tecnologia adatta a gestire i picchi di utilizzo, creando un insieme di risorse di calcolo interconnesse e distribuite. Ogni applicazione può trarre le risorse necessarie dalla rete e, se questa è abbastanza grande, i picchi di utilizzo possono essere facilmente assorbiti. L’applicazione del grid computing, però, presenta delle difficoltà relative all’esecuzione di una singola istanza applicativa mission critical su più server fisici. Si hanno, in pratica, le stesse problematiche viste nella gestione dei sistemi multiprocessore, ma su scala geografica, rendendo la soluzione talmente dispendiosa da annullare i benefici della tecnologia.

La virtualizzazione permette l’esecuzione di più server o istanze applicative su una singola macchina hardware. Ciò permette lo sfruttamento intensivo delle risorse che, altrimenti, verrebbero usate in media solo al 20%. Per rispondere ai picchi di utilizzo esistono delle tecnologie, come il Distributed Resource Scheduler di VMWare, che permettono di gestire pool di risorse e attribuirle alle macchine virtuali sulla base delle necessità. Nei periodi di basso utilizzo, per limitare i consumi, le macchine virtuali vengono consolidate ed i server inutilizzati vengono spenti. A differenza del grid computing, però, la virtualizzazione non permette l’utilizzo di hardware distribuito geograficamente.

L’idea che gli utenti possano utilizzare risorse remote, lanciata dal grid computing, ha segnato il percorso verso l’avvento del cloud computing. Grazie alla maggiore capacità di calcolo delle CPU e la connettività a larga banda, il cloud computing si è rivelato un mezzo tecnologicamente realizzabile per offrire risorse di calcolo condivise e geograficamente distribuite.
La quadratura del cerchio si è ottenuta mantenendo la vecchia filosofia di avere un server o istanza applicativa per macchina, ma applicandola a macchine virtuali. La virtualizzazione ha, così, permesso la massimizzazione dell’utilizzo dell’hardware evitando le difficoltà proprie del grid computing.

Il cloud computing, dal punto di vista economico, ha permesso una transizione strategica dal modello di erogazione di software come servizio (SaaS) al modello infrastruttura come servizio (IaaS) o piattaforma come servizio (PaaS). Il modello SaaS ha permesso agli utenti di non preoccuparsi (e spendere) sulla infrastruttura IT. Questa è gestita da chi produce ed eroga il servizio.

L’acquisizione di una infrastruttura con l’acquisto è un’operazione che comporta intrinsecamente uno spreco: il dimensionamento va effettuato sulla base delle capacità di calcolo dettate dal trend di crescita e di conseguenza si ha un sotto utilizzo fino al raggiungimento delle previsioni.
L’acquisizione dell’infrastruttura IT di cloud computing permette al fornitore di servizio SaaS di far crescere quest’ultima con il suo business, a tutto vantaggio della competitività sul mercato. Infine, la dispersione geografica dei datacenter permette di fornire in modo ottimale il software come servizio su tutto il Globo rendendo più facile l’aggressione di nuovi mercati.

Questa voce è stata pubblicata in Cloud computing e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...